Il lavoro di Manuela Galati prende spunto dagli insegnamenti dei grandi artisti del passato come Kandinskij, Klee, Boille e Haring.
Con la consapevolezza di tutto ciò che la storia dell’arte ha prodotto studia la sensibilità cromatica, la percezione del colore e della luce giocando con il monocromo in un accostamento tra lucido-opaco. Racconta le sue esperienze e le sue emozioni trasformandole in un brodo primordiale composto da forme biomorfe che, come in un puzzle scomposto, lasciano sentire il loro essere unite, intimamente unite. Come la forza di repulsione che si crea tra due calamite, così le forme sono legate da una forza che le avvicina ma che non le permette mai di toccarsi. Microrganismi, memorie di un vissuto di migliaia di anni fa. Un mondo inventato in cui tutto è armonico, tutto si rivela e si ri-scopre in un plot di incastri perfetti.
L’armonia, semplice, pulita, piena.
Obiettivo primario del suo lavoro è creare un contatto empatico con il fruitore e questa magia, questa fusione si percepisce nel momento in cui la mano del fruitore, incuriosita dalla matericità delle opere, si lascia sedurre e attraversare dalla tela. Ed è solo in quel momento, in quell’incontro tattile, intimo, sensibile che la tela prenderà vita e finalmente potrà essere guardata.